ci sono giornate fiacche, monotone, senza nulla di rilevante da dichiarare. giornate in cui si deve scegliere se fare il jimbo sul divano, rincoglionendosi tra wii, dvd e pc o dare una svolta adrenalinica alla serata.
poi un profumo di benzina ti riempie le narici e qualcosa nelle viscere si smuove.
un attimo dopo mille pensieri si affollano.
gomma bruciata, rock 'n' roll, tette, fiumi di birra e soprattutto cavalli da scaricare sull'asfalto.
il futuro è segnato, è scritto.
in barba ai pochi gradi di questo fine settembre, infili la tuta di pelle e già ti senti molto cafe racer. riesumi dal fondo dell'armadio il vecchio casco, quello con l'8 nero aerografato sul lato.
nelle orecchie roman gods dei flashtones.
il nuovo stato d'animo fa apparire il docile boxer tedesco, cattivo e nervoso come non mai.
il resto ce lo mette l'asfalto freddo e le gomme finite.
questa sera si guida di traverso.
lunedì 29 settembre 2008
martedì 23 settembre 2008
l'inflazione dei ghiaccioli
quando si era adolescenti l’interesse per le ragazze era molto scarso. una ragazza non valeva un pomeriggio tra carburatori, scarichi, pistoni e bielle. tuttavia un po’ di curiosità c’era e quindi qualche volta, nel pomeriggio, si scappava dalla tilda, sul terrapieno del bocciodromo, giusto in linea con la camera di adriana, aspettando, sperando di vederla cambiarsi. non ricordo se sia mai successo ma le storie che riuscivamo a ricamarci sopra erano memorabili.
forse, poi, quella che guardavamo non era neanche la finestra giusta…
quel posto, era per noi una seconda casa da sempre. da appena deportato a oslavia, ricordo di aver passato lì le mie estati. tra bici, bocce e ghiaccioloni.
quando si viaggiava ancora a pedali, raffreddavo le calde giornate estive con i ghiaccioli motta. con 1.000 £ estorte alla nonna, ne mangiavo 5.
riuscivo a spendere tutto in ghiaccioloni. era il gelato con il miglior rapporto soddisfazione/prezzo. 200 £ di felicità.
l’altro giorno mi mando a cormons a fare commissioni. scopro che l’ufficio elettorale del comune apre appena alle 10.30 e, nell’attesa, mi butto in un bar per sfogliare i giornali. quotidiani “occupati” e mi resta da leggere solo la tabella dei gelati.
scopro che un ghiacciolone costa 0,80 €.
non ci faccio troppo caso ma sta roba comincia a rimuginarmi dentro. 80 centesimi… sono tanti per un po’ di acqua sciroppata ghiacciata. ma quanti soldi riescono a estorcere ai nonni i bambini d’oggi? forse sono solo io che ho una percezione sbagliata della cosa…
allora vado sul sito istat. cerco qualcosa sulle rivalutazioni monetarie e trovo la tabella dei coefficienti annuali per rivalutare somme di denaro da un determinato anno al 2007.
faccio un rapido calcolo per capire quanto dovrebbe costare, calcolando l’inflazione, un ghiacciolone oggi: 200 (prezzo in lire del gelato) * 1,9752 (coefficiente dell’anno ’87) / 1936,27 (per convertire il tutto in euro).
il risultato è stato sorprendente: 0,204 €.
perdindirindina, una bella differenza con gli 0,80 centesimi che invece chiedono.
sarà il prezzo dell’acqua ad essere aumentato a dismisura? forse il prezzo degli stecchi?
in attesa di risposte certe, il dilemma è: le critiche rivolte al paniere istat sono veramente fondate? o alla motta sono dei gran bastardi?
forse, poi, quella che guardavamo non era neanche la finestra giusta…
quel posto, era per noi una seconda casa da sempre. da appena deportato a oslavia, ricordo di aver passato lì le mie estati. tra bici, bocce e ghiaccioloni.
quando si viaggiava ancora a pedali, raffreddavo le calde giornate estive con i ghiaccioli motta. con 1.000 £ estorte alla nonna, ne mangiavo 5.
riuscivo a spendere tutto in ghiaccioloni. era il gelato con il miglior rapporto soddisfazione/prezzo. 200 £ di felicità.
l’altro giorno mi mando a cormons a fare commissioni. scopro che l’ufficio elettorale del comune apre appena alle 10.30 e, nell’attesa, mi butto in un bar per sfogliare i giornali. quotidiani “occupati” e mi resta da leggere solo la tabella dei gelati.
scopro che un ghiacciolone costa 0,80 €.
non ci faccio troppo caso ma sta roba comincia a rimuginarmi dentro. 80 centesimi… sono tanti per un po’ di acqua sciroppata ghiacciata. ma quanti soldi riescono a estorcere ai nonni i bambini d’oggi? forse sono solo io che ho una percezione sbagliata della cosa…
allora vado sul sito istat. cerco qualcosa sulle rivalutazioni monetarie e trovo la tabella dei coefficienti annuali per rivalutare somme di denaro da un determinato anno al 2007.
faccio un rapido calcolo per capire quanto dovrebbe costare, calcolando l’inflazione, un ghiacciolone oggi: 200 (prezzo in lire del gelato) * 1,9752 (coefficiente dell’anno ’87) / 1936,27 (per convertire il tutto in euro).
il risultato è stato sorprendente: 0,204 €.
perdindirindina, una bella differenza con gli 0,80 centesimi che invece chiedono.
sarà il prezzo dell’acqua ad essere aumentato a dismisura? forse il prezzo degli stecchi?
in attesa di risposte certe, il dilemma è: le critiche rivolte al paniere istat sono veramente fondate? o alla motta sono dei gran bastardi?
martedì 16 settembre 2008
il duro lavoro del blogger
oggi verso le 14 arriva la lamentela: ma oggi non scrivi niente?
risposta: certo che oggi non hai un cazzo da lavorare?
ricordo che qua c’è brunetta che alita sul mio collo, scusate, in schiena, mentre, voi, nel privato, chi avete?!?
comunque ecco un post sul viakal.
dunque viakal è un decalcificante a base di acido fosforico.
il suo lavoro lo svolge bene, niente da dire. conosco persone che hanno sciolto le fughe delle piastrelle del bagno. e poi mantenere le superfici lucide a lungo. almeno fino a quando resteranno asciutte.
io non utilizzo viakal. uso un prodotto innovativo. ancora in fase sperimentale. di chiama aceto di vino. non so se voi l’avete mai sentito nominare.
rispetto a viakal ha diversi vantaggi: non vi scioglierà le mani (è un vantaggio di non poco conto per un blogger che comunica tramite le tastiera), non puzza (anzi, mia nonna la usava per togliere gli odori dal frigo), costa 90 centesimi di euro al litro (viakal 4 euro), potete condirci la verdura (sconsiglio l’utilizzo dell’acido fosforico).
l’aceto di vino contiene tra il 5% e l'8% in acido acetico. vi garantisco che l’acido acetico scioglie il carbonato di calcio che è una bellezza. mi sono fatto scrivere anche la reazione da milos ma ve la risparmio.
a questo punto avete due possibilità: continuare a credere alla pubblicità oppure fare un tentativo.
non vi costa nulla e risparmierete all'ambiente dosi di acido fosforico.
p.s. lamentatevi allo 3498159169. io questo post non lo volevo scrivere.
risposta: certo che oggi non hai un cazzo da lavorare?
ricordo che qua c’è brunetta che alita sul mio collo, scusate, in schiena, mentre, voi, nel privato, chi avete?!?
comunque ecco un post sul viakal.
dunque viakal è un decalcificante a base di acido fosforico.
il suo lavoro lo svolge bene, niente da dire. conosco persone che hanno sciolto le fughe delle piastrelle del bagno. e poi mantenere le superfici lucide a lungo. almeno fino a quando resteranno asciutte.
io non utilizzo viakal. uso un prodotto innovativo. ancora in fase sperimentale. di chiama aceto di vino. non so se voi l’avete mai sentito nominare.
rispetto a viakal ha diversi vantaggi: non vi scioglierà le mani (è un vantaggio di non poco conto per un blogger che comunica tramite le tastiera), non puzza (anzi, mia nonna la usava per togliere gli odori dal frigo), costa 90 centesimi di euro al litro (viakal 4 euro), potete condirci la verdura (sconsiglio l’utilizzo dell’acido fosforico).
l’aceto di vino contiene tra il 5% e l'8% in acido acetico. vi garantisco che l’acido acetico scioglie il carbonato di calcio che è una bellezza. mi sono fatto scrivere anche la reazione da milos ma ve la risparmio.
a questo punto avete due possibilità: continuare a credere alla pubblicità oppure fare un tentativo.
non vi costa nulla e risparmierete all'ambiente dosi di acido fosforico.
p.s. lamentatevi allo 3498159169. io questo post non lo volevo scrivere.
lunedì 15 settembre 2008
strange saturday
kanojo si chiude la porta alle spalle. la guardo dalla finestra camminare verso la macchina. rientro.
il motore risuona ancora in lontananza e già 5 grammi di trinciato forte stanno ardendo nel fornello del mio attrezzo da meditazione.
in frigo rimane solo un sorso di salmiakki. non merita sporcare un bicchiere di inchiostro. appoggio la bottiglia a terra, davanti al divano.
nick cave and the bad seeds suonano già da qualche minuto.
mi aspetta un sabato sera tra tv, computer, wii.
solitudine e rincoglionimento. non chiedo nulla di meglio. ma non ancora. non prima di the weeping song. fino a quel momento siamo solo io e l’ameba blu che danza nel lcd.
in mutande mi distendo sul divano. del concerto della sera prima rimane solo il fruscio che trapana il cervello, in un infinito loop, senza sosta.
il fumo mi fa lacrimare gli occhi. gli chiudo. fotogrammi, spezzoni. non ho la forza di fermarli, elaborarli, capirli.
viola delusa per la pessima recensione. valentina con i capelli di un colore normale ma con ancora tutta la ferraglia sul viso beve il sorbetto al caffè del tivoli. sara mi presenta natasha in un incontro mai avvenuto. ambra nei cui occhi azzurri non mi perdo più.
gli open day a nautico. il divano sta beccheggiando. fa freddo. il cielo sta diventando plumbeo ma non si vedono nuvole. gabbiani volano sopra red passion.
il mare è calmo, troppo.
non c’è una bava di vento e le vele sono sgonfie. il sole è una palla arancione ferma appena sopra l’orizzonte.
non scalda.
la barca rimane immobile per minuti, ore, forse giorni. sono in mezzo al mare, in mezzo al nulla, impossibilitato a scendere.
il sole lontano non cammina. una fredda palla statica. luce irreale, indefinita.
mi sta facendo impazzire.
mi guardo attorno e solo in quel momento scopro di essere sul dorso di una tartaruga. un guscio fatto d’acqua che continua a cadere oltre i confini del mondo. ma nel centro calma, quiete, tranquillità.
ho sete.
sono un naufrago in mezzo ad una nera putrida distesa d’acqua velenosa.
il fronte di gabbiani sopra di me si apre. un vortice scuro annuncia la discesa del tristo mietitore. dal cielo scende con la sua falce insanguinata.
mi guarda, ringhia e me la conficca nel cuore.
un intenso dolore mi risveglia. la pipa ha fatto cadere la cenere ancora calda sul petto. brucia. nick cave non canta più. sono agitato.mi alzo e faccio cadere la bottiglia di salmiakki. la raccolgo e bevo a collo tutto il liquido nero rimasto.
vado in terrazza a prendere una boccata. un gabbiano appollaiato sul tetto di fronte mi lancia un occhiata inespressiva. lo fisso interrogativo ma lui mi snobba. vola via.
il motore risuona ancora in lontananza e già 5 grammi di trinciato forte stanno ardendo nel fornello del mio attrezzo da meditazione.
in frigo rimane solo un sorso di salmiakki. non merita sporcare un bicchiere di inchiostro. appoggio la bottiglia a terra, davanti al divano.
nick cave and the bad seeds suonano già da qualche minuto.
mi aspetta un sabato sera tra tv, computer, wii.
solitudine e rincoglionimento. non chiedo nulla di meglio. ma non ancora. non prima di the weeping song. fino a quel momento siamo solo io e l’ameba blu che danza nel lcd.
in mutande mi distendo sul divano. del concerto della sera prima rimane solo il fruscio che trapana il cervello, in un infinito loop, senza sosta.
il fumo mi fa lacrimare gli occhi. gli chiudo. fotogrammi, spezzoni. non ho la forza di fermarli, elaborarli, capirli.
viola delusa per la pessima recensione. valentina con i capelli di un colore normale ma con ancora tutta la ferraglia sul viso beve il sorbetto al caffè del tivoli. sara mi presenta natasha in un incontro mai avvenuto. ambra nei cui occhi azzurri non mi perdo più.
gli open day a nautico. il divano sta beccheggiando. fa freddo. il cielo sta diventando plumbeo ma non si vedono nuvole. gabbiani volano sopra red passion.
il mare è calmo, troppo.
non c’è una bava di vento e le vele sono sgonfie. il sole è una palla arancione ferma appena sopra l’orizzonte.
non scalda.
la barca rimane immobile per minuti, ore, forse giorni. sono in mezzo al mare, in mezzo al nulla, impossibilitato a scendere.
il sole lontano non cammina. una fredda palla statica. luce irreale, indefinita.
mi sta facendo impazzire.
mi guardo attorno e solo in quel momento scopro di essere sul dorso di una tartaruga. un guscio fatto d’acqua che continua a cadere oltre i confini del mondo. ma nel centro calma, quiete, tranquillità.
ho sete.
sono un naufrago in mezzo ad una nera putrida distesa d’acqua velenosa.
il fronte di gabbiani sopra di me si apre. un vortice scuro annuncia la discesa del tristo mietitore. dal cielo scende con la sua falce insanguinata.
mi guarda, ringhia e me la conficca nel cuore.
un intenso dolore mi risveglia. la pipa ha fatto cadere la cenere ancora calda sul petto. brucia. nick cave non canta più. sono agitato.mi alzo e faccio cadere la bottiglia di salmiakki. la raccolgo e bevo a collo tutto il liquido nero rimasto.
vado in terrazza a prendere una boccata. un gabbiano appollaiato sul tetto di fronte mi lancia un occhiata inespressiva. lo fisso interrogativo ma lui mi snobba. vola via.
sabato 13 settembre 2008
questa volta ciò la copertina e il paginone centrale
dopo lunghi anni in cui le reflex sono rimaste a prendere polvere sopra all'armadio, sono ritornato a pubblicare qualche scatto.
“la castagnavizza” curata da liliana mlakar e luigi tavano è stata presentata è quindi posso svelarvi un piccolo segreto.
per realizzare queste foto, esterni esclusi, ho usato la tecnica dell'high dynamic range.
dimenticate per un momento le foto dai colori forti che potrete trovare a centinaia cercando hdr su flickr, questa volta ho deciso di utilizzare questa tecnica una volta arrivato sul posto. l'interno della chiesa presenta una condizione luminosa molto difficoltosa a tutte le ore del giorno ma con un buon cavalletto, tanta pazienza e lunghe ore di qtpfsgui, questa volta ricercando la naturalità, il risultato è stato portato a casa.
“la castagnavizza” curata da liliana mlakar e luigi tavano è stata presentata è quindi posso svelarvi un piccolo segreto.
per realizzare queste foto, esterni esclusi, ho usato la tecnica dell'high dynamic range.
dimenticate per un momento le foto dai colori forti che potrete trovare a centinaia cercando hdr su flickr, questa volta ho deciso di utilizzare questa tecnica una volta arrivato sul posto. l'interno della chiesa presenta una condizione luminosa molto difficoltosa a tutte le ore del giorno ma con un buon cavalletto, tanta pazienza e lunghe ore di qtpfsgui, questa volta ricercando la naturalità, il risultato è stato portato a casa.
mercoledì 10 settembre 2008
serata antropologica
serata rilassata bevendo un rhumcola a riva del garda con kanojo.
non capita spesso che si vada a bere una roba fuori. kanojo beve solo acqua minerale di cassa con residuo fisso inferiore a 180 mg/l e poi preferisce dedicare il nostro tempo ad altre attività. da quando ho la wii, solo ad una, super mario galaxy!
kanojo evidentemente non interessata alle mie considerazioni sulla necessità interiore di reiscrivermi all’università e intraprendere un nuovo percorso formativo, comincia ad osservare due coppie di ragazzi un po’ più giovani di noi, la seguo.
nota subito che in realtà non erano due coppie, perlomeno non ancora, e, peggio, entrambi i ragazzi maschi puntavano su quella che ho definito “ce l’ho solo io”.
classica tipa più tirata a lustro che bella. si muoveva disinvolta ma con distacco nella conversazione. ogni tanto si estraniava per rispondere a qualche sms, altre volte escludeva i maschietti per scambiare qualche frase in codice con l’amica.
dei due fanciulli, definiti da kanojo, “un più sfigado de quel altro”, ho potuto capire che: l’aspetto fisico non era il loro forte; l’abbigliamento non era il loro forte; lo stile di conversazione non era il loro forte.
e poi, boia faust, mettetevi d’accordo. non puntate entrambi sulla stessa ragazza. a meno che non siate dei sadici sessuali, non è divertente doverla dividere a metà.
a chiudere il quartetto, "profondi occhi neri".
lo so, ero in compagna, ma non potevo fare a meno di fissare quegli occhioni che imploravano aiuto, una scusa per potersi alzare e scappare il più lontano possibile, l’intervento di un valente cavaliere senza paura e senza macchia.
atteggiamento da articolo di focus “dire no, senza dirlo”: sguardo che sfugge da quello dell’interlocutore, braccia conserte, busto rigido, espressione neutra, non partecipa alla discussione, testa e tronco all’indietro. è arrivata perfino a “spulciare” il golfino. e poi gli occhi che continuavano a fissare me, guardando oltre, attraverso i suoi interlocutori.
prima pensavo ad una forma di strabismo, poi, vuoi per via del mio spirito da crocerossina, vuoi per la sensuale semplicità nello sguardo di quella fanciulla, vuoi perchè adoro kanojo quando si arrabbia e manifesta il suo essere gelosa ma già mi vedevo saltare in groppa al mio bianco destriero e arrampicarmi fino all’ultima stanza, in cima alla torre più alta del castello per correre in suo soccorso.
finale della serata. le due fanciulle sono andate in bagno lasciando i maschietti ad aspettare, aspettare, aspettare.
devono essere uscite da qualche porta di servizio o dalla finestra perché mentre gli accompagnatori erano ancora lì, spazientiti, loro passeggiavano già sul lungolago.
non capita spesso che si vada a bere una roba fuori. kanojo beve solo acqua minerale di cassa con residuo fisso inferiore a 180 mg/l e poi preferisce dedicare il nostro tempo ad altre attività. da quando ho la wii, solo ad una, super mario galaxy!
kanojo evidentemente non interessata alle mie considerazioni sulla necessità interiore di reiscrivermi all’università e intraprendere un nuovo percorso formativo, comincia ad osservare due coppie di ragazzi un po’ più giovani di noi, la seguo.
nota subito che in realtà non erano due coppie, perlomeno non ancora, e, peggio, entrambi i ragazzi maschi puntavano su quella che ho definito “ce l’ho solo io”.
classica tipa più tirata a lustro che bella. si muoveva disinvolta ma con distacco nella conversazione. ogni tanto si estraniava per rispondere a qualche sms, altre volte escludeva i maschietti per scambiare qualche frase in codice con l’amica.
dei due fanciulli, definiti da kanojo, “un più sfigado de quel altro”, ho potuto capire che: l’aspetto fisico non era il loro forte; l’abbigliamento non era il loro forte; lo stile di conversazione non era il loro forte.
e poi, boia faust, mettetevi d’accordo. non puntate entrambi sulla stessa ragazza. a meno che non siate dei sadici sessuali, non è divertente doverla dividere a metà.
a chiudere il quartetto, "profondi occhi neri".
lo so, ero in compagna, ma non potevo fare a meno di fissare quegli occhioni che imploravano aiuto, una scusa per potersi alzare e scappare il più lontano possibile, l’intervento di un valente cavaliere senza paura e senza macchia.
atteggiamento da articolo di focus “dire no, senza dirlo”: sguardo che sfugge da quello dell’interlocutore, braccia conserte, busto rigido, espressione neutra, non partecipa alla discussione, testa e tronco all’indietro. è arrivata perfino a “spulciare” il golfino. e poi gli occhi che continuavano a fissare me, guardando oltre, attraverso i suoi interlocutori.
prima pensavo ad una forma di strabismo, poi, vuoi per via del mio spirito da crocerossina, vuoi per la sensuale semplicità nello sguardo di quella fanciulla, vuoi perchè adoro kanojo quando si arrabbia e manifesta il suo essere gelosa ma già mi vedevo saltare in groppa al mio bianco destriero e arrampicarmi fino all’ultima stanza, in cima alla torre più alta del castello per correre in suo soccorso.
finale della serata. le due fanciulle sono andate in bagno lasciando i maschietti ad aspettare, aspettare, aspettare.
devono essere uscite da qualche porta di servizio o dalla finestra perché mentre gli accompagnatori erano ancora lì, spazientiti, loro passeggiavano già sul lungolago.
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