qualche settimana fa, un po’ per necessità, un po’ per curiosità ho provato a fare il tragitto di ritorno dal lavoro utilizzando esclusivamente i mezzi pubblici.
partenza del treno prevista alle 18.04 dal binario 4 della stazione di trieste.
devo ancora fare il biglietto (e prelevare qualche soldo al bancomat), parto dall’ufficio alle 17.40.
in 6 minuti sono davanti alla bcc di fronte alla stazione. aspetto impaziente il mio turno guardando nervosamente l’ora sul display del cellulare.
finalmente tocca a me, veloce operazione, esco e mi lancio nel sottopasso stradale, 1 minuto e sono nell’atrio della stazione. la fila alla biglietteria è infinita. Non tento neanche e dirigo lo sguardo verso le biglietterie automatiche. delle tre 3 macchinette per le tratte regionali una è guasta, davanti a una c’è un’accolita di tossici, sull’ultima opera una vecchietta.
opto per attendere il mio turno dietro al geriatrico.
contro ogni previsione l’attesa si conclude in uno battere di ali di farfalla (speriamo non succedano disastri a pechino).
in 4 click costruisco il biglietto, adesso rimane solo pagarlo.
inserisco 5 euro, sembrano nuovi ma alla macchinetta risultano indigesti. ritento nell’altro verso, nulla. provo con l’altra faccia, entrambi i versi. lei continua a sputarli fuori. cambio banconota e ripeto i 4 tentativi.
ormai sono quasi rassegnato a perdere il treno a mettermi in fila alla biglietteria vecchia maniera ma la sola idea di passare il pomeriggio in stazione mi da il voltastomaco e senza pensarci infilo nella fessura una banconota da 20 euro bella stirata, appena datami dalla banca. Temo, scoprirò presto a ragione, per i miei soldi.
primo tentativo fallito. secondo riuscito.
biglietto stampato ma… non è possibile avere il resto. la macchina stampa un’ulteriore biglietto dove dicono che è possibile ritirare i soldi presso la biglietteria.
e ma cazzo! Riguardo la biglietteria, rinuncio ad avere indietro i miei 16,35 euro e corro ai treni.
salgo. nell’impossibilità di trovare un vagone condizionato scelgo di dirigermi in testa treno, dove c’è poca gente. un po’ per le corse, molto per il caldo mi addormento subito.
mi risveglio a sagrado in un lago di sudore. Non capisco dove mi trovo, temo di aver dormito troppo. Un poi di lunghi istanti e realizza. ormai sono quasi arrivato a gorizia. guardo il cellulare. il treno è stranamente puntuale. ottimo.
alle 18.48 sono a gorizia, stazione di gorizia.
rinvigorito dal sonnellino e contento di essere già quasi a casa, pieno di fiducia chiedo un biglietto del bus al giornalaio della stazione.
scopro con raccapriccio che non tiene biglietti. mi sembra assurdo come è assurdo il suo successivo consiglio: “deve andare all’ufficio dell’azienda trasporti”.
alle 7 meno 10?!? sembra una presa per il culo.
senza salutare ruoto sul piede perno e me ne vado.
a questo punto me la farò a piedi fino a casa. il cost to cost di gorizia nell’unica giornata calda di quest’anno. non vedevo l’ora.
visto che non ho più niente da perdere e considerato che ormai mi sono fottutto la giornata, mi metto in fila alla biglietteria per rientrare dei miei soldi.
“no, allora provi la mattina” … “no, no, niente cambi a bologna, scheriziamo” … “provi ancora la sera se c’è qualcosa” … “non va bene, e via udine”
“e se magari provi a cercarti i treni con il computer, sembra brutto non farci perdere tempo?!?”
lo esclamo a voce alta, forse troppo alta. si gira tutta la stazione. tre occhiate di approvazione una da dietro all’acquario, due delle signore davanti a me in fila, un’occhiata gelida dall’ebete che stava rovinando il mio ritrovato buonumore.
allora esclamo “www(double-u double-u double-u)[dot]ferroviedellostato[dot]it.
ottengo il risultato. il tipo si allontana ed è un attimo che tocca a me.
senza parlare consegno il mio bigliettino di credito e subito mi viene chiesto un documento. “perché” chiedo “sono le ferrovie che hanno sequestrato i miei soldi. dovreste voi darmi spiegazioni non io identificarmi”.
è una discussione inutile se voglio i miei soldi devo consegnare un documento.
alla fine, ho imparato, in questi anni da pendolare, che è inutile discutere. non si ottiene niente, ci si innervosisce e si perde tempo.
il bravo soldatino, dietro l’acquario, ormai infastidito dal mio atteggiamento, compila, in duplice copia, il modulo 5/d/4 nella sua sezione f/5/d3 e stizzito dalle mie battutine, mi lancia i soldi.
lento, languido mi avvio verso casa. sono già le 19 passate.
dopo qualche minuto, incrocio un tabacchino in corso. Timoroso entro e incerto chiedo un biglietto dell’autobus. La signorina stranita dalla mia titubanza mi chiede se intendo biglietti ber il bus urbano. Certo! e mi comunica che non c’è problema e ovvio che li ha.
Ovvio neanche tanto, il suo collega alla mia richiesta ha sgranato gli occhi come avesse visto un marziano.
Esco e mi dirigo alla fermata li vicina. Scruto l’orario e capisco che devo prendere la 1. neanche due minuti e salgo in vettura.
Il corso è chiuso, il bus viene dirottato su un circuito esterno al centro. Cribbio e io che volevo tentare di passare in libreria. Rinuncio. Avrei dovuto farmi cmq mezza città a piedi. Ormai le mie forze vengono meno.
Alle 19.31 scendo e inizio gli ultimi metri verso casa a piedi. A 10 metri dalla porta guardo l’ora. 19.35. un’ora a cinquantacinque per il tragitto che in moto potrei fare in 40 minuti. Ecco perché la gente prende la macchina e non i mezzi pubblici. Esperimento fatto ma no grazie. d’ora in poi tornerò alla mio ibrido macchina/treno/piedi. Un’ora e un quarto per neanche 50 chilometri mi sembra già troppo.
Non salgo, neanche apro la porta. Dietrofront, dopo questa faticaccia mi merito una birra.